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La sedia rosso veneziano

Ci sono cose facili da comprendere ma per agirle serve molto allenamento!

Sedia rossa“Potevi reagire diversamente!”. Sto per pronunciare questa frase, quando una vocina interiore mi blocca: “questa frase è una sentenza e se vai in questa direzione non aprirai mai un dialogo costruttivo”, Eh già… Ha ragione. Devo ricordarmi di fare delle domande. Ok, ci sono: “Potevi reagire diversamente?” “Fermo!” - dice la vocina. Solo ora mi rendo conto che questa è una domanda chiusa e anche particolarmente indirizzante. Bene, com’era la faccenda? Fare domande aperte. Ok! Ma nella mia mente c’è il vuoto cosmico.

Il mio silenzio sembra durare un’eternità e poi, come in un film di fantascienza, mi sento trasportare in un universo parallelo e mi ritrovo seduto in un’aula accanto ad alcuni colleghi. Questa sedia rosso veneziano su cui sono seduto l’ho già vista… Non è un universo parallelo questo! Io qui ci sono già stato: era tre mesi fa, durante il percorso 4TALK!         

La docente ci ha appena spiegato il valore delle domande aperte durante un colloquio di feedback e ci sta dicendo che potrebbe non risultarci facile costruirle durante la dinamica del colloquio. Non so cosa trasmetta la mia espressione facciale, ma dentro di me sto sogghignando. Mi sfilano davanti agli occhi tutti i miei successi scolastici e professionali… “e questa mi viene a dire che non sono in grado di formulare una domanda aperta” - penso.

Ora viene il momento del role playing. La prima volta che ho vissuto questa scena, mi sono ben guardato dal candidarmi per farlo, ma ora alzo la mano, ho una seconda possibilità. “Posso venire io?” domando. Passano pochi minuti dall’inizio della mia simulazione e mi blocco. Non riesco a formulare nessuna domanda aperta. Nella mia mente c’è un vuoto cosmico. “Forza” dico al mio stimatissimo cervello “non riesci a fare una qualsiasi domanda aperta?”. Non mi risponde! A questo punto la docente, con fermezza, ma con estrema dolcezza, mi chiede: “Qual è il tuo obiettivo? Cosa vorresti ottenere da chi sta seduto di fronte a te?” “Vorrei che comprendesse le conseguenze delle sue azioni in modo da non ricadere più in quell’errore” rispondo.

“Bene, ciò che mi dici è…” ma il resto delle parole sfumano velocemente e mi sento ritrasportare nel tempo e mi ritrovo nuovamente faccia a faccia col mio collaboratore. Quanto tempo sarà trascorso? Non ho la possibilità di darmi una risposta, perché in modo fermo, ma estremamente delicato, sento la mia voce chiedergli: “qual è l’impatto del comportamento che hai agito?”.

Non vi racconterò cosa accadde poi, ma dico soltanto che questo è stato un momento di svolta per me e che da allora gli incontri di feedback con i miei collaboratori sono diventati sempre più momenti di confronto aperti, intensi, costruttivi e da cui, sia io che loro, usciamo ogni volta un po’ migliori.

Francesca Chiara

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