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Lo schermo bianco

Quanto è importante conoscere le proprie leve motivazionali?
E quanto imporante è che l'azienda se ne faccia carico?

Lo schermo biancoSono uno di quelli che voi chiamate “generazione Z”. Sono nato circondato dalla tecnologia e come dice mio padre, scherzando, sono cresciuto a latte e I-Pad. Mio padre… mi hanno sempre affascinato i suoi racconti di quando, piccolino, indossava il cappello da cow-boy e il suo cinturone in cuoio (lo sottolineo, perché ci tiene molto a dire che il suo era in cuoio e non in cartone, come quello dei suoi amici), si metteva a cavalcioni sul bracciolo del divano e, tenendo tra le mani una corda da ginnastica, fingeva di cavalcare alla conquista del Far West! È un’immagine che mi ha sempre colpito, ma che non sono mai riuscito davvero a mettere a fuoco: come può essere divertente un gioco in cui non accade nulla, se non nella tua immaginazione? DOOM, Fortnite, Uncharted … questi sono giochi! Qui ti devi concentrare e impegnare per vincere, perché hai avversari veri, combattimenti veri… beh, non veri, perché sono virtuali, ma insomma, mi avete capito!

Come sono arrivato a dire tutto questo? Ah ecco, parlavamo della mia relazione con la tecnologia. E questo è importante, perché per la prima volta mi sono trovato a provare un certo imbarazzo nell’utilizzo di una App. Si tratta in realtà di una cosa molto semplice: una volta al giorno, dal cellulare, rispondo a un paio di domande e via! Semplice, veloce, immediato. Eppure sono qui con il cellulare in mano e una domanda cui dare risposta, ma sono bloccato. Lo schermo bianco con le scritte arancioni mi sta guardando e io guardo lui.

Si tratta di una nuova iniziativa avviata nella mia azienda, che utilizza un sistema chiamato “Beaconforce” per rilevare attraverso dei check quotidiani la motivazione intrinseca, il flow e il livello di fiducia di tutti i membri dell’organizzazione. Abbiamo fatto un incontro aziendale in cui ci hanno spiegato dettagliatamente come funziona e a cosa serve e ho pensato da subito che fosse un’iniziativa fighissima. Avere la possibilità per me e per il mio responsabile di comprendere come affronto le sfide, quanto mi sento coinvolto negli obiettivi aziendali, come percepisco il mio ambiente di lavoro e utilizzare queste informazioni per aumentare il mio benessere e la mia performance e farlo attraverso uno strumento vicino al mio mondo… è davvero una bella opportunità!

Ma sono bloccato. Lo schermo bianco con le scritte arancioni mi sta guardando e io guardo lui.

Penso a mio padre e al suo cappello da cowboy e al suo cinturone in cuoio. Ma il cappello com’era? Di cartone o di stoffa? Non gliel’ho mai chiesto! Più che altro penso alla sua esperienza lavorativa. È sempre stato un manager molto impegnato, tenace, instancabile, con un fortissimo senso del dovere verso la sua azienda. Però, ricordo di averlo sentito più volte raccontare a mamma delle frustrazioni del suo lavoro. Io ero in camera mia. La porta sempre aperta. Con le cuffie sulle orecchie pensano che io non senta nulla. Ma non è così. Più di qualche volta abbasso l’audio del pc e mi metto ad ascoltarli. Mi piace stare ad ascoltare senza che sappiano che lo sto facendo. “Tanto impegno e poche gratificazioni” gli ho sentito spesso dire. Ma poi, cambia subito argomento - “ma va bene così!”.

Improvvisamente mi è tutto chiaro! Mi sono bloccato, perché quello che devo fare non è solo un semplice tap sullo schermo del mio cellulare. Quello che devo fare è riflettere su come percepisco la mia realtà lavorativa e questa è un’informazione preziosa per me e per chi mi ha offerto l’opportunità di esprimere le mie sensazioni. Non a tutti è concessa questa possibilità! E allora, in modo fluido, e con un sorriso che spontaneamente sboccia sul mio volto, scelgo l’alternativa di risposta che mi riflette di più e il mio cellulare mi fa l’occhiolino. In realtà ha solo caricato la seconda domanda, ma io voglio credere che abbia capito cosa sto provando ora!

Francesca Chiara

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