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Era solo una stanza

Tutte le esperienze possono essere fonte di apprendimento.
Ritrovarsi chiusi in una stanza, cosa ci può insegnare?

era solo una stanzaAll’improvviso il buio più totale. Nero e solo nero, come una notte senza luna e senza stelle.

Intorno a me ci sono alcuni colleghi e mi domando se la loro presenza sarà di aiuto in questa situazione o solo di impaccio, ma quando Giulia, muovendosi a tentoni, trova un interruttore e accende la luce, provo gratitudine per non essere qui da solo.

Le luci accese ci rivelano una stanza arredata in stile moderno, una specie di salotto piuttosto inquietante. Su alcuni mobili ci sono ancora i cartellini dei prezzi che pendono. Qualcuno si sarà dimenticato di toglierli o forse non era così interessato a farlo.

Incominciamo a muoverci disordinatamente all’interno della stanza, ognuno con i suoi pensieri. Poi, il silenzio viene rotto da Anna che grida: “guardate cosa ho trovato!”.

Ci avviciniamo tutti a ciò che sta leggendo: un fogliettino, sembra una pagina strappata di un quaderno, con tutta una serie di numeri scritti sopra. “Sembra una sequenza!” – dice Antonio. Incominciamo a ragionare e ognuno di noi propone la propria idea, anche se nessuno ascolta le idee degli altri (NDA: questo l’ho compreso solo dopo). È solo grazie a Piero che ci rendiamo conto che sono passati quindici minuti e non abbiamo ancora capito cosa stia succedendo o cosa dobbiamo far succedere. E per noi il tempo è importante: sappiamo di avere solo sessanta minuti per uscire di qui.

Quando Giovanni chiede ad Anna dove ha trovato quel fogliettino, incominciamo a cercarne altri nella stanza, ma in modo disorganizzato e quasi casuale. Vedo Pietro che sta fissando un oggetto posto sopra uno dei tavoli. Ma è un Mastermind! Ha già tutte le righe complete e, quindi, non rimane che comporre la sequenza corretta di colori. Vediamo un po’… Marrone, verde, blu… No, blu no! Forse giallo… Solo allora mi accorgo che tutti gli altri mi stanno ascoltando con un grosso punto interrogativo stampato in fronte. “Non conoscete Mastermind?” – chiedo stupito. Nessuno sa cosa sia. “Allora voi cercato altro” - dico – “e a questo ci penso io!”.

Il tempo scorre. TIC TAC TIC TAC.

Credo di aver trovato la sequenza di colori corretta e chiamo gli altri. Giovanni sostiene che non sia quella giusta, perché non è cambiato nulla nella stanza. Provo rabbia: non conosce questo gioco, ma si permette di dire che ho sbagliato! (NDA: questo l’ho compreso solo dopo). Giulia interviene in modo deciso, ma pacato, e ci fa notare che nessuno di noi ha capito cosa dovrebbe succedere nella stanza una volta risolto un enigma. Quindi, andiamo avanti per cercare altro.

Poi, così come se ne era andato, torna il buio più totale e, allora, capisco che non ce l’abbiamo fatta e che non abbiamo gestito bene il tempo, agendo in modo disorganizzato, senza un metodo preciso e comunicando in modo caotico.

Per fortuna stavamo solo partecipando al “Virtual Team Building” e non c’è alcuna conseguenza per i nostri errori. Ma guardandoci tutti negli occhi ci diciamo che potevamo fare meglio come gruppo e ognuno prende l’impegno verso gli altri per portare un contributo più efficace quando ci ritroveremo a lavorare insieme.

Però, ci siamo comunque divertiti! Interessante esperienza questo “Virtual Team Building”!

Francesca Chiara

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